I sonetti “trucidi” di G. G. Belli

I sonetti in romanesco di Belli rappresentano uno dei momenti più alti della satira e della comicità burlesca. L’uso dell’idioma popolare, con i suoi doppi sensi, la sue imprecazioni, i suoi intercalare, appare lo strumento ideale per esprimere il senso di ribellione di un popolo sottomesso a tante angherie, non solo sul piano del potere temporale.

Tra i molti argomenti trattati, nei 2.279 sonetti, la presente raccolta si limita a considerare i sonetti “trucidi” zozzi, direbbero i traduttori. Ma il sesso non è di per sè sporco, è una certa morale che lo rende tale.

E’ specialmente nel primo periodo (anni 1830/34) ma anche successivamente che i temi della sfera sessuale e dell’amore più o meno fedele vengono narrati con la franca terminologia del popolino, descritti nell’uso e nell’abuso del corpo non solo come strumento di piacere, ma a volte come mezzo per sopravvivere o come espediente per procacciarsi la benevolenza dei potenti. Potenti che nella Roma della prima metà del XIX secolo erano rappresentati dal clero nelle varie posizioni dominanti.

La Curatrice di una introvabile edizione omnia dei sonetti, Maria Teresa Lanza, nel predisporre l’indice degli argomenti, attorno ai vocaboli Amore e sesso, annotava: innamorati vogliosi, dichiarazioni e profferte, stizze, dispetti, litigi, malumori, gelosi, traditi e infedeli, donne e amore, prostitute e ruffiani, sesso e devozione, vedovi e zitelle e per finire, le vedovanze consolate. Ce n’è per tutti i gusti.

La Sagra Scrittura nei sonetti di G. G. Belli 

I sonetti in romanesco di Belli rappresentano uno dei momenti più alti della satira e della comicità burlesca. Tra i molti argomenti trattati nei 2.279 sonetti, due sono i filoni principali sui quali si scagliano i sottili strali del poeta e sono riconducibili al potere e alla moralità.

La satira politica è sempre stata una formidabile arma contro i potenti. “per esse buffo, abbasta esse signore.”  Quando il potere poi gestisce sia le cose terrene sia le anime, allora anche la religione diventa oggetto di scherno.

Gli episodi del vecchio e del nuovo testamento sono reinterpretati alla luce di una visione laica che rasenta il blasfemo e comunque tocca l’irriverenza. Una terza sezione è rappresentata dal senso di religiosità popolare, letta attraverso i comandamenti, i sacramenti, i peccati, le opere di misericordia (i rimedi) e per chiudere … la brava gente.

In alcuni sonetti, ci sono elementi personali, momenti della storia, fatti di cronaca, che spingono il Belli a rivisitare gli avvenimenti antichi per riproporli in termini correnti e richiamare il senso della verità, dell’onestà, che ogni satira intende sottolineare come valore.

A lato dei sonetti, una traduzione ricavata dalle note in calce, alcune dello stesso Belli.  Non vi è alcuna pretesa di riprodurre il verso; la cosa sarebbe improponibile stante le caratteristiche del dialetto romanesco e l’arte poetica dell’autore.

 

 

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